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Collegio dei Gesuiti

 

Occupando un'ampia area del centro storico, il Collegio, espressione di un modello architettonico unitario di tipo manieristico prodotto dai Gesuiti nella seconda metà del secolo XVI, fa parte di un complesso comprendente la chiesa (dedicata a Santo Stefano) ed il convento.
Il primo progetto è attribuibile all'architetto Valeriani, di origine spagnola, ma la sua attuazione è opera del gesuita siciliano Giacomo Frini.
L'avvio della costruzione si deve prima al Conte Olivares Vicerè di Sicilia, e successivamente, nel 1589, ad Antonio Lombardo arcivescovo di Messina, con un contributo personale di cinquemila scudi. L'opera viene completata nel 1592 grazie ad una donazione di denaro da parte dei cittadini marsalesi e del Municipio.
L'impianto planimetrico del Collegio è ad "L", con cortile interno porticato e pavimentato con ciottoli. Il portico è sostenuto da colonne in pietra su plinti, culminanti con capitelli su cui si impostano le arcate a tutto sesto. La struttura portante è in blocchi di tufo intonacati; la copertura è a tetto con tegole a coppi siciliani. L'edificio, pur mantenendo nel tempo l'originaria destinazione, è stato oggetto di rimaneggiamenti e restauri.
I Gesuiti occupano ed utilizzano il Collegio per l'insegnamento pubblico fino al 1767, quando, per ordine del Vicerè, vengono espulsi dalla Sicilia; rientrano nel 1813 ma, nel 1860, con decreto dittatoriale di Garibaldi, vengono di nuovo allontanati dall'isola e i loro beni incorporati nel demanio dello Stato.
Da allora i locali del Collegio sono destinati a sede di scuola pubblica; danneggiati dal bombardamento aereo del 1943, vengono risistemati nel dopoguerra e recentemente restaurati.