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CASTELLO EUFEMIO

 
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Castello Eufemio

A causa della posizione che occupa, il Castello Eufemio domina il paese e la vallata di Piano Romano fino a quella di Segesta e fu per lunghi anni fortezza inespugnabile e fonte di sicurezza per gli abitanti. Fu anche fu sede del governatore del re, dimora dei signori della città e, dal XVII secolo, quando fu rinnovato, prigione. Il nome vuol dire castello di Fimi o di Eufemio, che era un nobile agricoltore proprietario del sobborgo "Longarico", l'odierna Alcamo. Secondo altre fonti Eufemio fu colui che permise l'invasione dei Saraceni e diede il nome all'odierna Calatafimi. Kalat-al-Fimi, di etimo arabo, è lo stemma della città: un castello merlato sormontato da tre torri anch'esse merlate su cui apre le ali l'aquila sveva. L'edificio, che risale al 1200, sorge sui ruderi di un castello più antico posseduto da Diocle detto "Phimeis", da cui il nome dell'attuale Calatafimi. Al tempo di Federico II i governatori della città modificarono il castello, mentre nel 1336 il feudo passò ai baroni e dopo alla famiglia Peralta. Quando nel 1398 la città ed il castello divennero demaniali, quest'ultimo divenne sede dei compagni d'arme e carcere giudiziario dei comuni di Calatafimi e Vita fino al 1868. Di forma trapezoidale è costruito con muratura ad opera incerta con pietrame misto delle cave del posto, e rinforzato con pietra da taglio nei punti nodali. All'esterno sono ancora riconoscibili le torri quadrangolari, unite da una cortina muraria; riguardo agli spazi interni si individuano a sinistra tre celle di carcere e un fabbricato composto da piano terra e primo piano; sulla destra altri edifici sono simili come tipologia, anche se più grandi. Di fronte si trova il corpo di fabbrica dedicato un tempo alla chiesetta dell'Annunziata. Un'ampia galleria con archi acuti e volta a botte con funzione di carcere e di cisterna corre per quarantadue metri sotto gli edifici del muraglione di ponente.

Numero tappa 9

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